
Col passar dei giorni mi riconciliai quasi con Bartleby. La sua regolarità, il fatto che fosse immune da qualsiasi forma di dissipazione, la sua operosità incessante ( tranne nei momenti in cui, stando in piedi, si metteva a fantasticare dietro il suo paravento) , la sua calma assoluta, il suo temperamento inalterabile uniforme in ogni circostanza, lo rendevano un acquisto prezioso. Intanto, c'era sempre: il primo al mattino, presente tutto il santo giorno, l'ultimo a uscire la sera. Nutrivo assoluta fiducia nella sua onestà, sentico che i miei più preziosi documenti erano perfettamente al sicuro nelle sue mani. Per dire la verità, qualche volta non riuscivo, per quanti sforzi facessi, a non lasciarmi cogliere da un improvviso accesso d'ira contro di lui. Perché era molto difficile tenere presenti tutti quei suoi strani capricci, privilegi e incredibili esenzioni, che costituivano il tacito accordo, in base al quale Bartleby aveva acconsentito a rimanere nel mio ufficio. Di tratto in tratto, nella fretta di sbrigare qualche faccenda urgente, senza pensarci ordinavo a Bartleby, con tono rapido e sbrigativo, di schiacciare, per esempio, la punta del dito su una fettuccia rossa, con cui stavo per legare un pacco di documenti. Naturalmente, da dietro il paravento, si udiva la solita risposta: Preferirei di no!
Fonte: H. Melville, Bartleby lo scrivano. Einaudi 1994 Trad. E. Giachino
1 Riflessi:
preferirei be fi!
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