giovedì 23 luglio 2009

23/07/1993

Tutto il passato che mi rimane, come neve, come sale macinato, si scioglie e scivola tra le mani consumate dal vento e la radio stramazza al suolo, sfinita, stanca di cantarmi l’età dell’oro, i sogni bianchi di giovinetto con le ginocchia sbucciate e rosse, i desideri proibiti e sessualmente grossi, i cortili grigi e i vetri rotti. Quante volte ho vinto rotolando col pallone, quante volte ho pianto seduto sugli scalini del portone e sapessi quante volte ho sbeffeggiato la morte ridendole in faccia.

Ci sei tu in questa penna, in questa mia notte ruvida e pesante eppure non posso tirarti fuori, forse non sono abbastanza capace o soltanto non trovo il coraggio. Troppo forte il tuo vagabondare nella mia solitudine zoppa, la tua severità senza tempo. Spesso mi chiedo chi sono, di chi sono i miei occhi grandi e neri, i capelli, neri neri anch’essi, le braccia lunghe e generose. Domande che annullano altre domande, risposte, le solite, scontate, inutili e tristi come foreste bruciate, come bottiglie di birra sbeccate e non pagate. Vorrei indossarti, partecipare fiero al rito della vestizione gessata, il felice connubio della cravatta seria con la camicia fresca e stirata, essere dall’altra parte dello specchio quando assesti l’ultimo colpo, secco e preciso, al nodo e ti sistemi il colletto duro e geometrico, vorrei essere lì, sicuro di non essere visto per cogliere nei tuoi occhi l’imperfezione, la coscienza del ruolo, il passo diffidente e la prova coerente al risultato giusto e previsto.

Non ci sei, oppure non ti vedo, forse non sei mai nato uomo, spirito puro, siamo entrambi passi silenziosi. Non temo la città, le sue luci e nemmeno il buio, se mi prendi ancora la mano per arrivare dall’altra parte della strada. Siamo in macchina e viaggiamo, la musica non serve, coprirebbe il ritmo delle tue dita sul volante. Poi, il viaggio finisce, per me, che scendo, mentre tu devi andare "ché è tardi". Ciao papà, ti saluto, prima o poi lo riprenderemo assieme questo viaggio e ci racconteremo tutto, ma per adesso devo continuare da solo.


3 Riflessi:

costanza ha detto...

bel pezzo, ma il momento dello specchio è bellissimo. è una scena che riesce a svolgersi davanti agli occhi di chi legge, perchè, bene o male, è una scena che appartiene un po' a tutti. continua a scrivere, ismaele... non so gli altri, ma io sono sempre incuriosita di leggere qualcosa di tuo!

Emanuel Gavioli ha detto...

Niente da aggiungere. Metto qui la mia firma, la testimonianza di aver letto e di essere rimasto soddisfatto.

Ismaele ha detto...

Semplicemente grazie!