Tutto il passato che mi rimane, come neve, come sale macinato, si scioglie e scivola tra le mani consumate dal vento e la radio stramazza al suolo, sfinita, stanca di cantarmi l’età dell’oro, i sogni bianchi di giovinetto con le ginocchia sbucciate e rosse, i desideri proibiti e sessualmente grossi, i cortili grigi e i vetri rotti. Quante volte ho vinto rotolando col pallone, quante volte ho pianto seduto sugli scalini del portone e sapessi quante volte ho sbeffeggiato la morte ridendole in faccia.
Ci sei tu in questa penna, in questa mia notte ruvida e pesante eppure non posso tirarti fuori, forse non sono abbastanza capace o soltanto non trovo il coraggio. Troppo forte il tuo vagabondare nella mia solitudine zoppa, la tua severità senza tempo. Spesso mi chiedo chi sono, di chi sono i miei occhi grandi e neri, i capelli, neri neri anch’essi, le braccia lunghe e generose. Domande che annullano altre domande, risposte, le solite, scontate, inutili e tristi come foreste bruciate, come bottiglie di birra sbeccate e non pagate. Vorrei indossarti, partecipare fiero al rito della vestizione gessata, il felice connubio della cravatta seria con la camicia fresca e stirata, essere dall’altra parte dello specchio quando assesti l’ultimo colpo, secco e preciso, al nodo e ti sistemi il colletto duro e geometrico, vorrei essere lì, sicuro di non essere visto per cogliere nei tuoi occhi l’imperfezione, la coscienza del ruolo, il passo diffidente e la prova coerente al risultato giusto e previsto.
Non ci sei, oppure non ti vedo, forse non sei mai nato uomo, spirito puro, siamo entrambi passi silenziosi. Non temo la città, le sue luci e nemmeno il buio, se mi prendi ancora la mano per arrivare dall’altra parte della strada. Siamo in macchina e viaggiamo, la musica non serve, coprirebbe il ritmo delle tue dita sul volante. Poi, il viaggio finisce, per me, che scendo, mentre tu devi andare "ché è tardi". Ciao papà, ti saluto, prima o poi lo riprenderemo assieme questo viaggio e ci racconteremo tutto, ma per adesso devo continuare da solo.

3 Riflessi:
bel pezzo, ma il momento dello specchio è bellissimo. è una scena che riesce a svolgersi davanti agli occhi di chi legge, perchè, bene o male, è una scena che appartiene un po' a tutti. continua a scrivere, ismaele... non so gli altri, ma io sono sempre incuriosita di leggere qualcosa di tuo!
Niente da aggiungere. Metto qui la mia firma, la testimonianza di aver letto e di essere rimasto soddisfatto.
Semplicemente grazie!
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